PARROCCHIA SANTA MARIA DEL PARADISO

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Confraternita del Purgatorio

La Confraternita
 

Poesia
"Le pene mie son qui giunte
e il volto guarda in alto a Te,
Che la mia anima diventi pura per salire al Ciel,
E rimirare gli occhi tuoi Signor
Che hai patito tanto qui in terra per noi,
O celeste Dio accogli  il mio soffrire
Offerto in dono per poter gioir con Te."

 
 

PRESENTAZIONE

Il 4 aprile del 2012, domenica della Passione del Signore o delle Palme, al termine della solenne celebrazione eucaristica, davanti a una chiesa gremita come suole esserlo in queste ricorrenze dell’anno liturgico, nelle mani del parroco un gruppo di ventitre persone di ambo i sessi si apprestava a firmare un foglio su cui era scritta un’assunzione di impegno e una petizione. L’impegno, assunto liberamente, consapevolmente e gioiosamente, dopo due mesi di preparazione guidata dal responsabile diocesano don Pasquale Gargione, era quello di ridare vita alla Confraternita Del Purgatorio. Del pio sodalizio attualmente la notizia storica sicura e documentata riporta all’anno 1568. Si può sospettare che esistesse già da lungo tempo. La confraternita, nei suoi fini cultuali e di umana solidarietà, ha espletato attraverso i secoli una sua costante e consistente vitalità, tanto da essere annoverata tra le non molte che, nella nuova temperie instauratasi successivamente al Concordato stipulato tra la S. Sede e lo Stato italiano nel 1929, riceveva il riconoscimento giuridico civile, come ente con fini di culto e religione con Regio Decreto in data 28.01.1932 (SA – 263 – FG). La sua attività andò avanti rigogliosa fino agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso. Allora, per vari motivi interni ed esterni alla stessa compagine confratuale, l’attività cominciò  a rallentarsi ed affievolirsi, per poi sopirsi del tutto, tanto da ritenersi praticamente esperienza finita, ormai vivente solo nel ricordo nostalgico degli anziani, nel tempo sempre più rado e dai connotati via via più imprecisi, sfumati e sfuggenti. La petizione consiste nel voler presentare al Vescovo, tramite il parroco, questa loro intenzione per ottenere l’approvazione di un testo di Statuto rinnovato e reso confacente alle mutate condizioni dei tempi e, soprattutto, alla rinnovata normativa canonica e alla prassi ecclesiale, pastorale e liturgica, succeduta al Concilio Vaticano II. L’approvazione giungeva il 23.12.2012. Con lo strumento giuridico l’associazione laicale poteva cominciare a darsi forma e a recuperare la piena attività. Nella prima assemblea generale, convocata secondo i dettami del nuovo Statuto, l’11.02.2013 venivano eletti il priore e le altre cariche direttive e prendeva l’avvio questo nuovo cammino.

 Il presente libretto contiene il testo dello Statuto preceduto dal decreto di approvazione firmato da S. E. mons. Ciro Miniero, vescovo diocesano. Successivamente riporta il testo dei canti propri della Congrega Dal (sic!) Purgatorio, quale fu stampato nel 1870, riprodotto integralmente per forma e contenuto.

 Il tenore dei canti e le indicazioni rituali vanno illuminati e compresi con la sensibilità ecclesiale e la pratica celebrativa di oggi. Dove il testo parla di Sepolcro, dobbiamo riferirci a quello che più opportunamente oggi viene chiamato altare della reposizione, dove non può esservi posizionata alcuna immagine del Cristo morto e dell’Addolorata. È detto altare della reposizione, perché lì viene solennemente riposto il SS.mo Sacramento dell’Eucaristia, cioè il Cristo Risorto e Vivente, presente nel Pane ( e nel Vino) consacrato, per essere adorato durante la notte tra il giovedì e il venerdì e durante tutto il giorno del venerdì santo fino alla comunione nella Solenne celebrazione della Passione del Signore. Quindi, la visita che i confratelli fanno processionalmente nella giornata del venerdì santo non è la visita a un sepolcro, a un morto, ma è un momento di preghiera e di adorazione del Signore presente nella SS.ma Eucaristia, che nella sua passione si è dato e consumato per noi, Pane del Cielo per la vita del mondo. Cantare i momenti della passione del Signore non potrà, quindi, significare piangere i suoi dolori, ma piuttosto considerare con tutto il trasporto della mente e del cuore il suo amore senza limiti, un amore che invita gli uomini alla conversione, per risorgere alla vita nuova, vita di fede, speranza e carità, vita di rinnovato rapporto con Dio, con sé stessi, con gli altri e con il mondo. Significa fondare la propria esistenza sulla promessa di un futuro di vita e di gioia oltre quel naturale sbarramento rappresentato dalla morte. Ugualmente bisogna accostare con lo sguardo della fede la presentazione della Vergine Addolorata. In Lei non possiamo vedere la madre schiacciata dal cieco e disperante dolore per la perdita del figlio, come il titolo di desolata potrebbe far pensare. Piuttosto, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, Ella è colei che con totale condivisione dell’amore perseverò nella fede in unione al suo Figlio fino alla croce, «ove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27)» (Lumegn Gentium, n. 58)
 Infine, la stessa espressione che apre i canti L’empia Sionne, deve essere rischiarata con la luce dell’insegnamento della Chiesa circa i suoi rapporti con il "popolo primogenito dell’alleanza mai rinnegata" e il ruolo perdurante di questo nell’economia della salvezza.
 Ho voluto portare tre esempi di come bisogna trattare con una certa delicatezza quei canti formulati in un tempo e con una mentalità distante dalla nostra, per poter invece trovare la sintonia scavando in profondità e raggiungendo la vena di acqua genuina, quell’acqua che sgorgando vivida e possente, mormora e  canta l’amore più forte della morte, quello che il Signore ha mostrato nella sua passione, amore che mai vien meno e che invita ad aprirsi senza paura alla tenerezza paterna/materna di Dio.
 Il libretto viene consegnato ai ventitre pionieri della nuova vitalità della confraternita nel giorno della loro vestizione e, in seguito, nella medesima occasione sarà consegnato a quanti vorranno aggiungersi per condividerne l’esperienza e le finalità. Quello che il parroco augura loro è che, attraverso le celebrazioni rituali e le altre attività formative e di solidale carità nelle quali prenderà forma la loro appartenenza alla confraternita, possano maturare una fede sempre più consapevole, attiva e generosa. Confida, inoltre, che il loro entusiasmo e la loro buona testimonianza possano apportare un valido contributo, in quest’anno della fede e oltre, per rigenerare nell’entusiasmo di un’autentica vita cristiana l’intera famiglia parrocchiale.
Laureana Cilento, 08.03.2013


 
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